Conquistata Tiro,  Alessandro poteva già chiudere la partita con Dario, attaccandolo nel cuore dell’impero prima che riuscisse a riorganizzare il proprio esercito, ma scelse invece di deviare verso l’Egitto, attratto da quel paese misterioso in cui le divinità parevano davvero interagire con gli uomini. 
Quando Alessandro si presentò in Egitto, non solo non fu accolto da manifestazioni ostili, ma fu anzi considerato un liberatore. Se c’era un popolo con cui i Persiani non erano mai riusciti ad intendersi, questo era l’Egizio. I 700 talenti che il paese doveva versare ogni anno come tributo al Re erano una tassazione accettabile, ma la mancanza di tatto dei Persiani in materia di culti Egizi li espose all’odio della fanatica e bigotta popolazione locale. Alessandro sapeva invece perfettamente con che gente aveva a che fare, e per prima cosa rese omaggio al Toro Apis, e subito dopo accettò di essere incoronato Faraone dell’alto e del basso Egitto a Menfi.Alexander-  Luxor

L’Egitto che Alessandro trovò al suo arrivo era una nazione chiusa in sé stessa, che commerciava poco o punto col resto del Mediterraneo e che tollerava la presenza di mercanti stranieri Greci nella piccola città di Naucrati, dove avevano a disposizione alcuni fondaci, ma non un porto degno di questo nome. I Persiani, non volevano che i Greci commerciassero troppo liberamente con l’Egitto, perché volevano proteggere i mercanti fenici, che avevano il monopolio dei commerci nel levante. Ma ora che Tiro era caduta, il grande monopolio fenicio sulle rotte commerciali venne infranto ed essi non furono meno perdenti di Dario in questa guerra. Si trattava di aprire l’Egitto ai Greci- ma non solo a loro- dotandolo di un grande porto sulla costa Mediterranea. Con l’occhio clinico del grande fondatore di città Alessandro seppe valorizzare un luogo apparentemente inospitale alla foce del braccio occidentale del delta del Nilo, su un sottile tombolo terroso, tra il Mare e la palude Mareotide. In questo luogo, prospiciente all’omerica isola di Faro venne fondata Alessandria, nel Gennaio del 331. Più che le sue sanguinose ed effimere conquiste militari, la storia deve ad Alessandro Magno la fondazione di quella che sarebbe divenuta la capitale economica e culturale del Mondo Greco.
 Il religioso Alessandro non poteva mancare di visitare l’oracolo di Ammone, che sorge nel deserto Libico presso l’attuale oasi di Siwa, che riceveva visitatori ed offerte fin dall’antichità ed era degnato dai Greci di una considerazione quasi al pari a quella di Delfi. Alessandro, secondo la tradizione, prese una strada abbastanza inconsueta e poco frequentata, che partiva da Paretonio, sulla costa libica per proseguire a sud fino al tempio. Il viaggio da semplice pellegrinaggio si trasformò in un’avventura perché le guide persero la strada e il Re col suo seguito rischiò di trovarsi intrappolato nel deserto. Ma Ammone non poteva abbandonare il nobile ma imprudente pellegrino, e secondo Plutarco mandò una pioggia abbondante – fenomeno improbabile nel deserto, ma non impossibile dato che si era in pieno inverno- e in seguito due corvi a indicare la strada giusta. Questa storiella fu raccolta per la prima volta dal filosofo Callistene, che seguiva la spedizione come storico ufficiale, e, credibile o no, raggiunse la nostra epoca.
Giunto finalmente presso l’oracolo Alessandro ricevette alcune interessanti rivelazioni circa Ammonela sua nascita e il suo destino, che pur rimanendo ufficialmente segrete, presero ben presto a circolare, e furono via via rivelate da Alessandro. Il profeta di Ammone lo aveva salutato come figlio e gli aveva concesso il dominio del mondo: Per la cultura Egizia era un fatto estremamente naturale; il faraone era per forza una incarnazione di Horus, e quindi figlio di Ammone, ed era lui stesso venerato come Dio dal popolo. La conferma da parte di un riconosciuto santuario di questa divinazione doveva solo rafforzare l’autorità del sovrano macedone nei confronti di un popolo a lui estraneo e sul quale doveva trovare aAlessandro-Zeus-Ammone, cammeo  in agata calcedonio, età ellenistica, Napoli, Museo Archeologico Nazionaleltro modo di governare che non seguendo il diritto di conquista. Ma l’identificazione fatta dai Greci tra Zeus e Ammone implicava che Alessandro era anche figlio di Zeus. Tutta la pubblicità data dal sovrano macedone a questo viaggio, la descrizione dettagliata dei prodigi che l’accompagnarono fatta dal suo scrivano Callistene, e il parallelo con i pellegrinaggi al tempio di altri figli di Zeus, come Eracle e Perseo incoraggiavano anche i Greci a considerarlo figlio del Dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ammone Divinità dell'antico Egitto, originariamente un dio tebano delle forze riproduttive, rappresentato come un ariete. Ammone (dall'egizio, Amòn, "nascosto"), la sua sposa Mut ("la madre") e il loro figlio, il dio lunare Khonsu ("attraversare il cielo"), formavano la triade divina di Tebe. In seguito Ammone fu identificato con la divinità solare Ra di Eliopoli, ed era conosciuto come Amon-Ra, "il padre degli dei, colui che creò gli uomini e diede vita agli animali, il signore di tutte le cose". Il più imponente di tutti i templi in suo onore fu costruito a Karnak. Ammone era venerato nella colonia greca di Cirene, dove veniva identificato con Zeus, e a Roma, dove era associato a Giove.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oasi di Siwa

 


Il viaggiatore si trova di fronte uno scenario idilliaco, quasi un miraggio tra le calde sabbie del deserto Libico: un'immensa distesa di palme colme di datteri, sorgenti d'acqua potabile, piccoli laghi, vere e proprie fonti termali: il tutto tra enormi distese di dune.
Oggi Siwa conta circa 11000 abitanti, alcuni dei quali vivono ancora nelle antiche costruzioni di mattoni di fango; tutti conservano tuttora la propria identità culturale, indossano gli antichi costumi, parlano in un particolare dialetto berbero( il "siwi") assolutamente incompreso dagli altri abitanti d'Egitto. A consentire la conservazione di queste antiche tradizioni hanno contribuito la posizione geografica dell'oasi ai confini con la Libia, la determinazione degli abitanti berberi ed un vero e proprio isolamento dal resto dell'Egitto.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Faro di Alessandria

 

Il Faro di Alessandria, alto circa 134 m, si ergeva imponente presso il porto della celebre città ellenistica fondata da Alessandro Magno nel 332 a.C. Era considerato, in epoca romana, una delle sette meraviglie del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

Horus

Horus, dio del cielo, della luce e

 della bontà, era una delle principali

 divinità dell'Antico Egitto.

Veniva in genere raffigurato

 con le sembianze di falco o

come un uomo dalla testa di falco.

 

 

 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Plutarco - Vite Parallele

<< ...Era difficile distogliere Alessandro quando aveva deciso qualche impresa. D'altro canto la sorte, favorendo i suoi disegni, rendeva ben salde le sue decisioni e il coraggio, indomito fino alla realizzazione dei suoi disegni, accrescendo la sua voglia di vincere, si imponeva non solo sui nemici ma anche su luoghi e circostanze.
Comunque, durante quella marcia, gli aiuti che gli vennero dal dio nelle difficoltà ottennero maggior credito che non i vaticini successivi; anzi, in un certo qual senso i vaticini divennero credibili proprio per quegli aiuti. Innanzi tutto scese dal cielo una grande quantità di acqua, e piogge continue tolsero il timore della sete; per di più, eliminando la aridità della sabbia che si era fatta umida e in sé compatta, resero l'aria più pura e respirabile. Inoltre, siccome i cippi che indicavano la via alle guide erano disordinati, e chi avanzava procedeva vagando e mutando direzione perché non conosceva la strada, apparvero dei corvi a far da guida volando davanti e affrettandosi quando i soldati seguivano, aspettandoli invece quando ritardavano e rimanevano staccati; ma quel che era la cosa più straordinaria, come racconta Callistene, è che con il loro gracchiare durante la notte richiamavano i soldati smarriti e li indirizzavano sulla direttrice di marcia.
Quando, attraversato il deserto, giunse alla meta, il sacerdote di Ammone gli rivolse il saluto in nome del dio come se il dio fosse suo padre; Alessandro allora chiese se gli era sfuggito qualcuno degli assassini di suo padre. Il sacerdote lo ammonì a badare a quanto diceva, in quanto suo padre non era un mortale, e allora, cambiata la forma della domanda, egli chiese se aveva punito tutti gli uccisori di Filippo; poi, in relazione al suo impero, se gli concedeva di diventare signore di tutti gli uomini. Il dio rispose che questo gli era concesso, e che Filippo era completamente vendicato; e Alessandro fece splendide offerte al dio e diede ai sacerdoti abbondanti somme di denaro.

La maggior parte delle fonti riferisce questo sui vaticini; Alessandro stesso, in una lettera alla madre, dice di aver avuto alcune notizie segrete che al suo ritorno avrebbe rivelato a lei sola. Alcuni dicono che il sacerdote, volendo rivolgersi a lui con affetto, disse in greco la parola: "o paidion" ("o figlio"), ma per errore pronunziò l'ultima consonante "s" al posto di "n", e ne risultò: "o paidios" ("o figlio di Zeus"); Alessandro fu lieto per questo errore di pronuncia, e si diffuse poi la voce che il dio stesso lo aveva chiamato figlio di Zeus. Si dice anche che in Egitto egli ascoltò le lezioni del filosofo Psammone e che delle sue parole gli piacque soprattutto quando disse che "tutti gli uomini sono governati da Dio perché in ogni cosa ciò che domina e comanda è un principio divino"; ma ancor più filosoficamente questo egli pensava e diceva: che Dio è, sì, padre comune di tutti gli uomini, ma che riconosce in particolare come suoi figli gli uomini migliori...>>  ( Plutarco -  Vite   Parallele )

E quindi, sottomessa tutta la Libia, procedendo, giunse al tempio del dio Ammone    : << Padre Ammone, se colei che mi ha partorito ha detto il vero, e io sono stato generato da te, dammi il tuo oracolo?>> Ed ecco che Alessandro ha una visione del dio Ammone, avvinto a sua madre Olimpia, che gli dice  <<Alessandro, figlio, tu sei nato dal mio seme!>>. (Rom. Alex. I, 30)
 

 Alessandro-Zeus-Ammone, tetradrammo in argento di Lisimaco  306-281 a.C., Cambridge, Fitzwilliam Museum
 

 

 

 

Tempio di Ammone, Karnak


La sala del tempio di Ammone, a Karnak, ha più di cento colonne, tutte alte più di 21 metri, disposte su nove file. La sala fu costruita durante il regno di Ramesse II, nel XIII secolo a.C.